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Rendiconto economico diocesano 2022

L'intervento del vescovo Marco

DI Marco Busca
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Per il terzo anno consecutivo la diocesi di Mantova rende pubblico il prospetto del proprio rendiconto economico e il resoconto dei fondi provenienti dall’8xmille erogati tramite la Conferenza Episcopale Italiana nel corso del 2022. Lo facciamo in virtù di un’etica della trasparenza nell’utilizzo di quelle risorse che sono frutto della beneficenza dei fedeli e del contributo dei cittadini che, con fiducia, affidano alla gestione della Chiesa beni economici “da utilizzare bene e per il bene”. La finalità di questa pubblicazione non vuole essere solo di carattere informativo, in quanto desideriamo che da essa emerga con chiarezza l’intento di promuovere una profonda condivisione con le comunità cristiane e con i territori, nella consapevolezza che solo mettendo in circolo le diverse visioni e sensibilità è possibile rinnovare l’entusiasmo e tratteggiare nuove e inedite prospettive. 


In diverse occasioni ho presentato il compito degli amministratori parrocchiali come un vero e proprio “ministero”, un servizio competente e appassionato offerto alla comunità nell’amministrazione dei suoi beni economici, nella valorizzazione delle sue strutture e nella tutela del suo patrimonio storico-artistico. In questi ambiti sempre più complessi e impegnativi, infatti, non è più possibile delegare ogni cosa ai sacerdoti. Essi, pur rimanendo secondo il diritto i legali rappresentanti della parrocchia ed esercitando questa responsabilità con la saggezza “del buon padre di famiglia”, si trovano sempre meno nella condizione di seguire con efficacia le dinamiche burocratiche ed amministrative. E questo non solo in virtù del loro calo numerico e del conseguente aggravarsi degli impegni pastorali, ma soprattutto in quanto tali adempimenti non costituiscono il fulcro, il senso e la ragione del loro ministero. In questa prospettiva rinnovata, quindi, gli amministratori cessano di essere meri consiglieri e collaboratori del parroco, per divenire “ministri” fattivi e operativi in questi importanti ambiti della vita comunitaria. Per questo ribadisco l’indicazione a inserire nei Consigli per gli affari economici anche alcuni giovani e giovani-adulti, che siano esperti nei vari settori e abbiano un buon senso comunitario, in modo che possano affiancare i consiglieri più anziani e ricchi di esperienza. 
Si tratta di riflessioni e linee di indirizzo che non partono da valutazioni di natura funzionale o utilitaristica, ma vedono la loro origine da una dilatazione del concetto di ministerialità che, nel tempo presente, non può non intercettare anche le dinamiche economiche, gestionali e amministrative. Per questo, pur nella considerazione dei ritmi necessari a preparare e favorire il cambiamento, è indispensabile iniziare a compiere qualche passo concreto, accogliendo e mettendo in pratica la sfida di una responsabilità maggiormente condivisa. Due anni fa, intervenendo in analogo contesto, ponevo l’interrogativo circa la possibilità di immaginare figure che, in base alle loro disponibilità e competenze, potessero assumere il ruolo di referenti amministrativi delle diverse parrocchie o Unità Pastorali, condividendo con i parroci la responsabilità nella gestione dei beni economici e patrimoniali. Oggi, dopo aver allargato il confronto a più livelli ecclesiali, ritengo sia giunto il momento di procedere nella creazione di una rete diocesana di referenti laici, che allevino i presbiteri dal considerevole peso della funzione amministrativa e, allo stesso tempo, favoriscano un dialogo costruttivo tra gli uffici amministrativi della diocesi e le comunità parrocchiali, creando spazi di formazione e confronto, anche in ragione di normative sempre più articolate, complesse e rigorose.

Sempre all’interno di questa mission rinnovata dei Consigli per gli affari economici, richiamo l’attenzione su alcune priorità che stanno emergendo dall’esperienza di questi anni e dalla visita canonica sulle tematiche di natura amministrativa, gestionale e patrimoniale.
Anzitutto, la necessità di educare ed educarsi al sovvenire. Siamo consci che, ormai da decenni, i fondi dell’8xmille ci hanno permesso di realizzare progetti pastorali e culturali molto significativi. Eppure, accanto a questo, dobbiamo essere consapevoli che una diminuzione, anche lieve, di queste risorse potrebbe mettere in crisi molte delle nostre strutture, dei nostri progetti e delle nostre dinamiche pastorali. La percezione che se ne ricava è quella di un sistema che, inizialmente pensato come sussidiario, sia diventato quasi indispensabile, riducendo la partecipazione dei cristiani alle esigenze materiali delle comunità e limitando la creatività nel favorire incontri e collaborazioni tra le realtà territoriali che servono il bene comune. Ciò che è di tutti richiede anche il contributo di tutti. Contribuire a un progetto con il proprio denaro ha un forte impatto educativo sulla comunità che sente “più suo” un bene, che non è “piovuto dall’alto”, ma è frutto della sinergia tra le comunità parrocchiali e la Chiesa locale. 
Per questo, nel vostro ruolo di amministratori, vi esorto a svolgere un’azione educativa sia in ordine alla corretta informazione e comunicazione circa gli assetti economici della Chiesa e dei suoi organismi sia nel sollecitare il senso di appartenenza e la partecipazione ai bisogni e ai progetti della comunità. Su più fronti siamo sollecitati a intensificare campagne per promuovere la consapevolezza e la responsabilità nel porre la propria firma per la destinazione dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Pertanto, accanto alla designazione tra i membri del Cpae di un incaricato per la promozione del sostegno economico alla Chiesa cattolica (secondo le indicazioni dalla CEI), per non ricadere nella “dipendenza dal sistema” vorrei che si allargasse la riflessione per immaginare, pensare e inventare nuove forme locali “su misura” di sensibilizzazione circa il sostegno economico alla Chiesa e alla sua attività.

Un'altra sfida decisiva è quella riguardante la valorizzazione e il riuso del patrimonio. Nel novembre del 2021 vi invitavo a valutare con oculatezza l’utilizzo delle strutture parrocchiali ed ecclesiali, operando un “discernimento pastorale” riguardo al loro effettivo utilizzo e alla loro sostenibilità attuale e futura. L’ascolto e il dialogo tra i membri dei Consigli per gli affari economici, i Consigli pastorali e gli uffici amministrativi della Curia possono aiutare le Unità Pastorali (e, al loro interno, ciascuna comunità parrocchiale) a riflettere sull’utilità pastorale e la sostenibilità economica delle strutture, cercando di trovare nuove prospettive per utilizzare e valorizzare il patrimonio in nostro possesso, immaginando nuove destinazioni d’uso adeguate al contesto attuale, nonché a piani di alienazione o di messa a reddito.
Nel solco di questa priorità, l’auspicio di una condivisione economica tra le diverse comunità cristiane, ancor prima di giungere alla “solidarietà monetaria”, credo debba realizzarsi nella condivisione degli immobili disseminati sul territorio, che da un utilizzo ristretto alla singola comunità devono entrare in un progetto dell’Unità Pastorale e del contesto territoriale che valorizzi al massimo tali strutture e le renda disponibili per tutti. Ottimizzare e convertire l’utilizzo degli immobili nella gestione compartecipata tra comunità sorelle dello stesso territorio ci educa a uno stile di condivisione delle risorse e può diventare una “scuola della comunione” capace di consolidare forme e strumenti che favoriscono il sostegno vicendevole tra parrocchie che godono di una certa abbondanza di risorse e altre che ne percepiscono invece la scarsità rispetto ai bisogni e alle esigenze.

Desidero guardare avanti insieme a voi, immaginando una realtà diocesana che, grazie al cammino compiuto, possa presentare il prossimo anno anche un bilancio di missione che, insieme all’oggettività dei numeri, mostri la concretezza dei volti, delle storie e dei progetti realizzati. Numeri che non siano più limitati alla rappresentazione delle entrate e delle uscite, ma che raccontino la vita e la missione della Chiesa mantovana.
Sull’esempio di fra Luca Pacioli, il principale divulgatore del metodo contabile della partita doppia, che, alla fine del XV secolo, insegnava al buon mercante a fare l’inventario dei propri beni apponendo in capo al registro la dicitura: «Nel nome del Signore nostro Dio inventario i miei beni e comincio le mie faccende». La ricchezza e i beni della comunità cristiana, infatti, non rappresentano in sé stessi un elemento negativo. Semmai lo possono diventare laddove la loro gestione avvenga in contrasto con il monito evangelico che mette in guardia dalla bramosia del denaro e dall’egoistico accumulo della ricchezza. 

Nella consapevolezza degli importanti passaggi e delle notevoli responsabilità che ci attendono, mi sovviene il celebre detto in cui Gesù afferma che «è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio» (Mt 19,24). Nella fedeltà al Signore quindi, come cristiani, siamo chiamati a far passare per la “cruna d’ago” dei cambiamenti la nostra mentalità e la nostra modalità di gestione dei beni materiali. Anche in questo ambito vale il principio secondo il quale solo un’autentica conversione evangelica potrà produrre una conversione economica della Chiesa e quest’ultima, se realizzata con criteri intelligenti e tradotta in forme coerenti, potrà stimolare conversioni economiche a ben più ampi livelli sociali, pubblici e imprenditoriali. Per quanto ci riguarda, accettiamo le sfide del momento e facciamo la nostra parte, come amministratori buoni ed onesti, secondo il Vangelo.


+Marco Busca, vescovo


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