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Giovani in missione

Burundi andata e ritorno: esperienze che cambiano lo sguardo

La testimonianza dell'esperienza di servizio di una giovane mantovana

Ingrid Garosi

17 Luglio 2026

Sono originaria di Mantova, ma da tre anni vivo e lavoro a Ginevra. Nel corso degli anni ho avuto la fortuna di viaggiare molto, sia per motivi professionali che personali. Ho visitato Paesi e culture diverse, ma dentro di me custodivo da tempo un desiderio particolare: vivere un'esperienza di missione, che mi permettesse non solo di vedere un luogo nuovo, ma di condividerne la vita quotidiana, le difficoltà, le speranze e la fede.

Parlando con don Matteo Pinotti, parroco di San Giacomo delle Segnate, ho espresso questo desiderio. È stato lui a mettermi in contatto con l'équipe della Diocesi di Mantova che accompagna i giovani interessati a vivere esperienze missionarie. Mi è stata quindi proposta la possibilità di conoscere la missione delle suore Bene-Umukama, presenti anche a Mantova ma originarie del Burundi. Ho accolto questa opportunità con entusiasmo, senza immaginare che sarebbe diventata una delle esperienze più profonde e trasformative della mia vita.

Il mio soggiorno in Burundi è stato molto più di un semplice viaggio di volontariato. È stata un'esperienza umana, spirituale e personale che mi ha permesso di entrare in contatto con una realtà diversa dalla mia, fatta di semplicità, fede, resilienza e profonda dignità.

Fin dal mio arrivo sono stata colpita dai colori e dall'energia di questa terra. Il verde intenso delle colline che sembrano non finire mai, il rosso della terra battuta che tinge le strade e i sentieri, l'azzurro immenso del Lago Tanganica che abbraccia Bujumbura e il cielo africano al tramonto, acceso da sfumature dorate e arancioni che sembrano dipinte. Ogni paesaggio raccontava una storia di bellezza e di forza.

Ma, più dei paesaggi, sono stati i volti delle persone a conquistarmi. Ovunque andassimo venivamo accolti da sorrisi sinceri, da saluti calorosi e da una gentilezza spontanea che non chiedeva nulla in cambio. Ho incontrato persone che possiedono poco dal punto di vista materiale, ma che sanno condividere quel poco con una generosità straordinaria. Bambini che giocano e ridono con una gioia contagiosa, donne che affrontano la quotidianità con coraggio e uomini che continuano a guardare al futuro con speranza nonostante le difficoltà.

Il Burundi, un paese che cerca la pace

Un aspetto che mi ha colpita particolarmente è stato approfondire la storia del Burundi, un Paese di straordinaria bellezza naturale, ma segnato da un passato complesso e doloroso. Nel corso del XX secolo e nei primi anni del XXI secolo, il Burundi ha vissuto periodi di profonde tensioni etniche, violenze e conflitti che hanno provocato centinaia di migliaia di vittime e costretto molte persone ad abbandonare le proprie case. Gli eventi del 1972 e la lunga guerra civile che ha attraversato il Paese dal 1993 al 2005 hanno lasciato ferite profonde nella memoria collettiva della popolazione.

Conoscere questa storia rende ancora più sorprendente ciò che si percepisce oggi visitando il Burundi. Ho incontrato un popolo che, pur non dimenticando il proprio passato, ha scelto la strada della riconciliazione, del dialogo e della costruzione della pace. Molti burundesi portano ancora nel cuore il ricordo delle sofferenze vissute dalle loro famiglie, ma guardano al futuro con una forza e una dignità che suscitano grande ammirazione.

Un simbolo particolarmente significativo di questo spirito è una parola che ho imparato durante il mio soggiorno: amahoro, che in lingua kirundi significa pace. È una parola che si sente spesso nella vita quotidiana, utilizzata come saluto e come augurio. Dietro queste semplici sillabe si nasconde un significato profondo. In un Paese che ha conosciuto la divisione e la violenza, augurare la pace non è una formalità, ma un gesto carico di valore umano e spirituale. Ogni volta che sentivo pronunciare "amahoro" pensavo a quanto questa parola rappresentasse l'essenza del Burundi che stavo scoprendo: un Paese che non si lascia definire esclusivamente dalle difficoltà del passato, ma dalla volontà delle sue persone di ricostruire, perdonare e vivere insieme.

La missione delle suore Bene-Umukama con gli ultimi

Durante il tempo trascorso con le suore ho avuto l'opportunità di conoscere da vicino la loro missione a favore delle persone più vulnerabili: malati, bambini, anziani e persone con disabilità. Attraverso la loro dedizione quotidiana ho visto come piccoli gesti di cura e attenzione possano avere un impatto enorme nella vita di chi vive situazioni di fragilità. Il loro operato non si limita all'assistenza materiale, ma comprende anche l'accompagnamento umano e spirituale delle comunità che servono. Attraverso l'istruzione e la sanità, le suore Bene-Umukama restituiscono dignità, opportunità e speranza a molte persone.

Con loro abbiamo visitato diverse zone di Bujumbura, entrando in contatto con la vita quotidiana della città. Camminare tra i mercati pieni di colori, profumi e voci, osservare il commercio locale e incontrare le famiglie del posto mi ha permesso di comprendere meglio la realtà del Paese. Ho scoperto anche i sapori della cucina burundese, semplice ma autentica, condivisa spesso attorno a una tavola dove l'ospitalità è considerata un valore fondamentale.

Uno degli aspetti più significativi dell'esperienza è stato l'incontro con i malati e con le persone in situazioni di bisogno. Visitare chi soffre, ascoltare le loro testimonianze e condividere anche solo pochi momenti della loro giornata mi ha insegnato il valore della presenza. Spesso non servono grandi parole o soluzioni immediate: essere lì, ascoltare e mostrare interesse sincero può già rappresentare una forma di sostegno e di speranza.

Ricordo in particolare alcuni incontri che mi hanno profondamente toccata. Persone segnate dalla malattia o dalla povertà che, nonostante tutto, riuscivano a sorridere e a ringraziare per una visita, una parola gentile o una semplice stretta di mano. In quei momenti ho compreso quanto spesso diamo per scontate tante cose e quanto invece la felicità possa nascondersi nei gesti più semplici.

Anche la preghiera ha occupato un posto centrale durante il soggiorno. Partecipare ai momenti di raccoglimento con le suore mi ha offerto uno spazio di riflessione profonda e di silenzio, lontano dal ritmo frenetico della vita quotidiana. Attraverso questi momenti ho potuto riscoprire il valore della gratitudine, della compassione e della connessione con il prossimo. Le celebrazioni erano vissute con una gioia intensa: i canti, le danze, le voci della comunità riempivano le chiese di una fede viva e partecipata che difficilmente dimenticherò.

Cambiare lo sguardo

Questa esperienza mi ha lasciato un insegnamento importante: la ricchezza di una persona non si misura da ciò che possiede, ma dalla capacità di condividere, di amare e di prendersi cura degli altri. In Burundi ho incontrato persone che, pur avendo molto poco dal punto di vista materiale, possiedono una forza interiore, una generosità e una serenità che difficilmente si dimenticano.

Torno da questa esperienza con una nuova consapevolezza. Ho osservato come la felicità nasca dalle cose più semplici: un sorriso, una conversazione, una preghiera condivisa, una mano tesa verso chi ha bisogno. Ho imparato che la speranza è una forza concreta, capace di resistere alle difficoltà e di unire le persone.

Porterò sempre nel cuore i volti incontrati, le storie ascoltate, le risate dei bambini, il canto delle comunità durante la Messa, il rosso della terra africana dopo la pioggia, il blu del Lago Tanganica al tramonto e l'accoglienza ricevuta dalle suore e dal popolo burundese. Porterò con me anche quella parola semplice e potente, amahoro, che racchiude il desiderio di pace di un intero popolo e che oggi sento di voler fare mia.

Questo viaggio mi ha cambiata profondamente, ricordandomi l'importanza dell'empatia, dell'umiltà e della solidarietà. È stata un'esperienza che non conserverò soltanto come un ricordo, ma come una lezione di vita che continuerà ad accompagnarmi nel mio percorso personale e professionale.

Per questo motivo vorrei rivolgere un messaggio ai giovani. Viviamo in una società che spesso ci spinge a concentrarci esclusivamente sui nostri obiettivi personali, sulla carriera o sul successo individuale. Tutto questo è importante, ma esiste anche una dimensione della vita che si scopre soltanto attraverso l'incontro con gli altri, soprattutto con chi vive situazioni diverse dalle nostre, in contesti lontani che spesso non conosciamo e a cui non siamo abituati.

Vivere un'esperienza come quella in Burundi significa uscire dalla propria zona di comfort, mettersi in discussione e crescere come persone. Non si tratta soltanto di aiutare gli altri: si tratta soprattutto di imparare. Si impara l'umiltà, la gratitudine, la capacità di ascolto, il valore della comunità e della fede. Si scopre che le differenze culturali non sono barriere, ma opportunità di arricchimento reciproco.

Invito quindi i giovani mantovani a cogliere occasioni simili quando si presentano. Non serve essere esperti o avere competenze particolari per fare la differenza. Servono apertura, curiosità e disponibilità a lasciarsi trasformare dall'incontro con gli altri. Ogni persona che ho incontrato in Burundi mi ha insegnato qualcosa e credo che questa sia una delle più grandi ricchezze che possiamo ricevere nella vita.

Ringrazio di cuore le suore Bene-Umukama per l'accoglienza, la generosità e l'esempio che ogni giorno offrono attraverso il loro servizio. La loro missione rappresenta una testimonianza concreta di come la fede, la dedizione e l'amore per il prossimo possano cambiare la vita delle persone e lasciare un'impronta duratura nel cuore di chi le incontra.

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