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Cattedrale di Mantova: evolve il progetto di adeguamento

Inizia una nuova fase della sperimentazione

13 Marzo 2026

È iniziata la seconda fase sperimentale operativa dell’adeguamento alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II della cattedrale di San Pietro apostolo.

Dall’ottobre 2022 un gruppo di esperti ha iniziato a rilevare le criticità celebrative presenti nella chiesa e gli elementi da introdurre per rendere i riti più aderenti allo spirito della Liturgia:

  • Assenza di un ambone propriamente detto, come nobile tribuna elevata, in quanto la proclamazione della Parola di Dio avveniva da un leggio in plexiglass appoggiato su una balaustra;
  • Difficoltà di mantenere un contatto visivo tra assemblea e altare per l’altezza delle balaustre e la distanza dei fedeli;
  • Altare costituito da elementi storici di reimpiego e mensa non idonea.

In una prima istanza si è pensato ad aggiustamenti minimi che, tuttavia, non sarebbero stati risolutivi dei problemi.

La peculiarità architettonica della cattedrale, risultata dalla giustapposizione di due corpi molto differenti nello stile, nella volumetria e nella sintassi spaziale, costituisce un ulteriore elemento di complessità difficilmente risolvibile: le cinque navate risalenti all’intervento commissionato dal cardinale Ercole Gonzaga a Giulio Romano e il blocco transetti-presbiterio-abside realizzati mezzo secolo dopo, in pieno clima tridentino, dal venerabile vescovo frate Francesco Gonzaga.

Come scelta pastorale - e metodologica - per questi motivi si è optato fin da subito di procedere con una sperimentazione piuttosto che con la valutazione a priori di un progetto, per consentire la verifica celebrativa, l’ascolto dell’assemblea, il giudizio tecnico sul progetto.

Sono stati realizzati modelli al vero, sufficientemente decorosi ma in legno povero, poco costosi e facilmente rimuovibili, per consentire assetti flessibili.

Nella primavera del 2024 è stato proposto un progetto di adeguamento liturgico che prevedesse la dislocazione dei nuovi luoghi liturgici (altare, cattedra, sede e ambone) nella navata centrale della chiesa secondo uno schema che interrompesse la separazione tra clero e laici. L’antico pulpito è stato riqualificato come ambone, dotato di leggio e porta cero. Sede e cattedra risultano affiancate alle sedute dei fedeli. L’altare, sopraelevato da due gradini, è circondato dall’assemblea.

Presentato alla comunità durante la Settimana della Chiesa Mantovana, approvato dalla Soprintendenza nel novembre 2024, l’assetto è stato utilizzato da domenica 1° dicembre 2024.

Nel corso della sperimentazione lungo l’anno liturgico, sono state celebrate tutte le tipologie rituali previste: messe domenicali e di solennità, pontificali, battesimi, confermazioni, matrimoni, esequie, liturgie della Parola e delle Ore.

Un serrato confronto e un attento ascolto di coloro che hanno vissuto le celebrazioni (parroci, ministri ordinati, religiosi/e, fedeli) ha portato alla luce – accanto a conseguimenti positivi – anche fragilità, difficoltà nell’abitare lo spazio celebrativo sconnesso dal senso dello spazio architettonico.

Dal mese di settembre 2025 si è iniziato a ragionare su una nuova fase, che recuperasse il senso di corpo assembleare e ripristinasse il naturale orientamento architettonico della chiesa.

Ma come superare il delicato tema della separazione così marcata tra presbiterio e assemblea, espressione di una ecclesiologia superata?

Nei mesi scorsi – in accordo con i funzionari della Soprintendenza – si è svolta un’accurata indagine tecnica sulla possibilità di spostare le imponenti balaustre in marmo rosso di Verona, in particolare con il georadar e con lo studio morfologico degli incastri e degli attacchi ai pilastri giulieschi. Le analisi confermano la reale impossibilità di rimuovere e collocare altrove, in duomo, i manufatti litici (condizione necessaria per ottenere un’eventuale autorizzazione allo spostamento da parte degli organi di tutela del Ministero della Cultura).

Le istanze provenienti dalla prima sperimentazione effettuata, gli esiti negativi delle ulteriori verifiche di fattibilità per poter immaginare uno spazio ampio e aperto del presbiterio, hanno indotto a immaginare una nuova soluzione.

Considerando la complessa stratificazione storica della cattedrale, la sua (rigida) articolazione spaziale, che difficilmente sopporta variazioni sostanziali nelle dinamiche celebrative, il nuovo assetto si presenta quindi come un adeguamento dei luoghi liturgici, più che dell’intera aula, e tiene conto degli inevitabili compromessi necessari per conciliare esigenze e sensibilità differenti.

A seguito delle riflessioni condivise nel gruppo di lavoro che sta seguendo il percorso, ora si provvede a una nuova fase sperimentale - che immaginiamo non lunga - utilizzando gli stessi modelli lignei in scala al vero e rifunzionalizzando l’area dell’antico presbiterio.

L’altare celebrativo (attualmente provvisorio, che andrà successivamente realizzato con materiali nobili e duraturi), su una predella a due gradini, è stato collocato al centro del presbiterio, sotto la cupola, nel punto più rilevante dell’organismo spaziale della cattedrale, nell’incrocio della direttrice longitudinale navata-abside e quella ortogonale dei transetti, tornati ad essere spazi integrati per l’assemblea, consentendo quindi di consolidare, per quanto possibile, la dimensione dei circumstantes, cioè dei fedeli radunati attorno all’altare, già conseguita con la fase precedente e molto apprezzata dai fedeli. I due gradini dovrebbero consentire una maggiore visibilità della mensa eucaristica da parte dei fedeli.

Sono state altresì valorizzate sia la cattedra episcopale storica, quale segno di continuità nella successione apostolica, sia la sede del ministro presidente.

La disposizione delle sedute per i fedeli, nelle celebrazioni festive parrocchiali, sarà concentrata attorno all’area presbiteriale per guadagnare compattezza e percezione dell’assemblea come corpo ecclesiale.

Vero elemento di novità è la collocazione dell’ambone, che in questa fase sperimentale mantiene un carattere provvisorio, per consentirne il posizionamento più efficace, come cerniera tra il presbiterio e l’assemblea dei fedeli. L’attuale dislocazione, con asse lievemente ruotato, e a quota rialzata, permetterà un migliore contatto visivo tra le componenti dell’assemblea (navate, transetto sinistro, presbiterio) e i ministri della Parola.

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