Vita diocesana
I quattro Tavoli diocesani e l'accompagnamento delle comunità
Andrea Bonesi
07 Luglio 2026
Spesso, nei cammini ecclesiali, viene concesso largo spazio alla stabilità. Crediamo più volentieri a qualcosa che possa continuare a esistere nel tempo. Questo stile in realtà è anche molto umano e normale, semplicemente. Individuata una linea di azione, cerchiamo di mantenerla, perché ciò che è stabile ci dà sicurezza. Nel nostro contesto dice di una presenza costante, della Chiesa e, in qualche modo, anche dell’agire di Dio. Pensare che si mantenga quella Messa, quel gruppo, o il Seminario così come l’ho vissuto io, mi da dei confini chiari in cui muovermi nella fede.
Ma è proprio così? Sono le nostre scelte di immutabilità che danno spazio all’Amore e al potere di Dio? Forse è il contrario: Dio è stabile e, per quanto la realtà possa cambiare o per quanto noi possiamo cambiare, il suo Amore è per sempre. Infatti, ciò che temiamo di più è il cambiamento, l’ignoto: a volte questo ci fa addirittura paura. Quando il rischio è troppo alto, ci rifugiamo al sicuro, come una preda braccata da un cacciatore che si chiama novità. Proprio noi, che crediamo in colui che fa nuove tutte le cose (Ap 21,5).
Non vogliamo essere giudicanti, tantomeno nei confronti di noi stessi. Ma allo stesso tempo dobbiamo anche appurare che, inconsciamente, spesso va proprio così. Va così nelle nostre Comunità, nel momento in cui non possiamo cambiare nulla ma solo sostituire persone, fare di tutto per mantenere schemi che rimangono da anni (attività che devono essere fatte per forza, quelle cose che, se non le fai, ti suona “strano”).
È così anche per la Diocesi stessa nella sua interezza e nell’agire del Centro Pastorale. Tre anni fa, proprio per ciò che sta sopra, ci siamo chiesti: la conformazione attuale dei nostri Uffici e servizi è la più aderente al Vangelo possibile? Possiamo ancora accompagnare le Unità pastorali perché diventino luoghi di evangelizzazione o serve iniziare un nuovo cammino?
Per questo, la nostra Diocesi ha scelto di procedere nel cammino per un discernimento comunitario che potesse impostare un nuovo agire pastorale, che ha portato a un nuovo Centro Pastorale costituito da quattro Tavoli.
Ci rendiamo conto, tuttavia, che nonostante gli anni passino, non è detto che ci sia chiarezza su questa nuova identità della Diocesi, su più livelli: dai presbiteri agli operatori pastorali, così come anche a coloro che partecipano ad alcune esperienze diocesane. Ancora lo schema “rassicurante” ha la meglio sulle considerazioni inconsce di tutti. Come dicevamo prima, è anche normale, e forse colpisce anche chi ci lavora dentro.
Ci sono due punti di riferimento che, sebbene siano sullo stesso livello, hanno due funzioni diverse. Ci sono i Coordinatori dei Tavoli e i Referenti (per un particolare tema o settore pastorale). Partiamo dagli ultimi: questi lavorano assieme a un gruppo di persone (che chiamiamo équipe) per un particolare tema o settore pastorale specifico. Per esempio, abbiamo un referente e un gruppo di persone che lavorano alla catechesi o al progetto catechistico, così come qualcun altro si occupa delle famiglie in crisi o delle iniziative per la pace. Questi operano sul territorio incontrando le necessità delle UP, ma anche realizzando formazioni e occasioni di raduno.
Tuttavia, differentemente dall’impostazione precedente (dove quelle che oggi chiamiamo équipe e referenti si chiamavano Uffici e Direttori), questi vari segmenti operativi sono coordinati insieme in un ambito più ampio da un gruppo di Coordinatori. Perché ci siamo accorti - ma non ci voleva un genio - che alcuni ambiti più piccoli sono correlati ad altri in ambiti più grandi.
Ecco come sono nati i quattro Tavoli Diocesani: Età Evolutiva, Bene Comune, Adulti in Cammino, Famiglia e Fasi di Vita. A questi si affiancano anche alcuni Servizi Diocesani come, ad esempio, la Comunicazione e la Pastorale Liturgica, più trasversali. I Coordinatori di un Tavolo tengono insieme il lavoro di tutte le équipe del Tavolo in modo organico, consentendo agli ambiti di incontrarsi e coordinarsi per il bene del territorio e delle Unità pastorali, in un lavoro non più settorializzato ma unitivo in vista dell’evangelizzazione, che si fa insieme.
A loro volta i Tavoli sono coordinati da un organismo di consapevolezza diocesana, chiamato Sviluppo di Comunità, dove la vita delle UP viene messa a tema a partire dai racconti degli interventi di accompagnamento dei Tavoli. Con questa settimana sono ufficializzati i nomi dei nuovi coordinatori e referenti di équipe, che potete trovare sul portale diocesano.
Ci sono cose che sono complicate da capire, soprattutto, come dicevamo, se presuppongono di entrare in un nuovo paradigma. Non ci rimane che continuare a raccontarle e, se vi va, chiedere. Chissà se il tempo renderà la novità una stabilità, prima di lasciare al Signore di suggerirci l’intuizione verso una nuova novità.