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Vocazioni

Ci saranno presbiteri per la nostra diocesi?

Una riflessione del responsabile dell'Equipe "Casa San Leonardo"

Andrea Bonesi

13 Aprile 2026

«Alzate i vostri occhi» leggiamo al capitolo quattro del Vangelo di Giovanni, e anche «guardate i campi, che già biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,35). Gesù sembrerebbe parlare di abbondanza, come in Mt 9,37: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!». Tuttavia, questa abbondanza sembra non vedersi. È ormai raro incontrare, nelle nostre comunità, l’operato di un presbitero che abbia meno di 40 anni.

Il prossimo 31 maggio vivremo, grazie a Dio, l’ordinazione di don Marco Zenesini in Sant’Andrea. Ma è l’ultimo della nidiata: in questi ultimi anni nessuno è entrato in Seminario. E tuttavia, proprio mentre registriamo questa contrazione, il Vangelo continua a provocarci con una messe che è abbondante. Come tenere insieme questi aspetti differenti?

Forse il punto decisivo sta proprio nell’invito di Gesù: «alzate i vostri occhi». I discepoli sono abituati a guardare la realtà con categorie immediate, legate al tempo e alla previsione: non è ancora il momento, ancora quattro mesi. Anche noi ci siamo abituati a guardare in basso. Gesù, invece, invita a uno sguardo diverso, capace di riconoscere un’opera che è già in atto, una maturazione già presente, anche quando non appare evidente. Il rischio, oggi, è quello di fermarsi a una lettura puramente quantitativa della (a questo punto presunta) assenza di vocazioni. Meno ingressi in Seminario, meno consacrati, meno presenze visibili. Ma il Vangelo suggerisce che la questione potrebbe essere ancora più profonda: non tanto una mancanza di “messe” (perdonate il gioco di parole), quanto una difficoltà a riconoscerla.

Se ci siamo dimenticati come si alzano gli occhi allora c’è un primo compito da fare a casa: possiamo assumerci di nuovo la responsabilità di essere cristiani. Essere cristiani significa avere uno sguardo in-spirato, positivo. Significa sperare oltre l’invisibile, persino oltre la morte. Essere cristiano significa che sta a me vedere anche la bellezza e la vocazione dell’altro, perché Dio me la mostra. Se le cose stanno così, allora il calo delle vocazioni può essere letto più che altro come una crisi dello sguardo vocazionale della comunità cristiana intera. Non vediamo, o non sappiamo più vedere, i segni di una chiamata che prende forme nuove. Continuiamo talvolta ad attendere secondo schemi conosciuti, mentre lo Spirito opera in modi che ci sorprendono. Ma una sorpresa può portare gioia o, spesso, spaventare.

Questo non significa negare la fatica reale delle nostre comunità, né sottovalutare il bisogno di ministri ordinati e di vita consacrata. Significa, piuttosto, collocare questa fatica dentro una prospettiva evangelica più ampia. Gesù non invita a negare la realtà, ma a guardarla più in profondità.

“Alzare gli occhi” è un gesto spirituale e pastorale insieme. Com’è possibile fare questo? Innanzitutto trovando pace in una preghiera schietta e autentica. Dio è nostro Padre e prima o poi ce ne dobbiamo fare una ragione, al di là di ogni formalismo. E, a partire da questo, fare memoria dei passi di Dio con noi: non darli per scontati, svalutandoci, ma nemmeno attribuirci tutto il merito. È accorgersi di un Dio che fa storia con noi. Che, per primo, ha alzato gli occhi e ha visto me e te come un campo biondeggiante. L’ha fatto sicuramente attraverso qualche fratello o sorella che ha camminato con noi nella fede.

Insieme siamo chiamati a diventare comunità capaci di generare e riconoscere vocazioni. Comunità che non si limitano ad attendere, ma che accompagnano, ascoltano, provocano. Comunità che aiutano ciascuno a leggere la propria vita come un campo già maturo.

La messe, dice Gesù, è già pronta. La domanda che resta aperta per la Chiesa di oggi è semplice e radicale: siamo disposti ad alzare lo sguardo? Di nuovo o per la prima volta nella nostra vita?

Vi aspettiamo sabato 18 aprile alle 20.45 nella chiesa di San Francesco per la Veglia Vocazionale. Pregheremo sul serio per questo sguardo su di noi e anche per quei virgulti di vocazione che possono farsi strada nella nostra Chiesa (spoiler: ci sono!).

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