pellegrinaggio dei vescovi
Il racconto degli incontri della delegazione lombarda e la testimonianza del vescovo Marco
29 Ottobre 2025
Nella mattinata di mercoledì 29 ottobre i vescovi lombardi sono stati in visita al villaggio di Taybeh. Nel primo pomeriggio invece alla parrocchia dei cattolici di espressione ebraica.
Successivamente si sono recati nell’orto del Getsemani per un momento di preghiera silenziosa, a cui è seguita la Celebrazione eucaristica nella Basilica del Getsemani.
Al termine della preghiera il vescovo Marco ha voluto indirizzare alcune parole ai mantovani:
«Cari mantovani amici della pace, questa sera c’eravate anche voi con me alla pietra del Getsemani dove Gesù ha sudato sangue e versato lacrime su Gerusalemme e su ogni centimetro di terra che non trova pace.
Su quella nuda roccia, che rappresenta la durezza di tanti cuori catturati dall’odio, rimane accesa giorno e notte una tenue luce di speranza che la pace verrà. Nel calice del Pacifico e del Mite ho deposto tutte le vostre preghiere che ho portate con me in questo pellegrinaggio, che sto vivendo con voi e per voi.
Chiediamo pace per questi popoli e tanta consolazione e forza per i fratelli e le sorelle della nostra terra mantovana afflitti da prove e sofferenze.
Sull’altare del Getsemani oggi ho deposto il caro Diego Lucchini, chiedendo pace eterna per lui e forza nella fede per i suoi genitori e per la comunità di Guidizzolo che lo piange. Siamo membra gli uni degli altri, e se un membro soffre tutto il corpo soffre con lui.
Qui tanti cristiani che affrontano difficoltà enormi ci ringraziano per la nostra visita. Ci dicono che hanno nostalgia dei nostri pellegrini. Per loro gli italiani sono i “parenti stretti” dei cristiani che custodiscono la Terra di Gesù».
I vescovi della Lombardia, nel corso del loro pellegrinaggio in Terra Santa, martedì mattina si sono recati nel deserto di Giuda, dove hanno visitato un accampamento di beduini, in cui due suore comboniane – suor Cecilia e suor Lourdes - gestiscono un asilo e insegnano alle donne l’arte del ricamo, come fonte di guadagno. Questi progetti sono anche sostenuti dalla nostra Diocesi, per questo le donne hanno ringraziato il vescovo Marco con un ricamo che raffigura il volto di Gesù.
«Per la prima volta, un gruppo di donne beduine si è trovato di fronte a tanti uomini che non erano della loro famiglia, né condividevano la loro lingua, la loro fede o la loro terra» raccontano le due suore. «Tutto sembrava dividerli… eppure, qualcosa di invisibile e profondo li ha uniti».
Le donne - circa venticinque, tra nonne, madri, giovani, unite dal desiderio di conservare l’arte delle antenate e di tessere con le proprie mani un futuro più dignitoso - hanno aperto la loro casa e il loro cuore per accogliere la delegazione italiana, a cui hanno mostrato i loro ricami: fili colorati che raccontano la loro storia, la loro resistenza, la loro bellezza.
«Sotto l’immenso cielo del deserto, la presenza di Dio si è fatta vicina, avvolgendo tutti e tutte —cristiani, musulmani, credenti e cercatori— in un unico abbraccio. Nel cuore della povertà e dell’incertezza, dove tante frontiere dividono, le donne beduine hanno tessuto con la loro ospitalità una piccola profezia: che anche nella terra arida, gravida di conflitto e dolore, la vita fiorisce; che anche nell’ostilità, la pace può nascere; che Dio, l’Uno, il Dio di tutti e tutte, continua a infondere il suo respiro di vita in questo deserto, tessendo con noi e tra noi fili di pace».
In seguito la delegazione si è spostata a Betlemme, dove, dopo un momento di preghiera nella Basilica della Natività, ha incontrato alcuni rappresentanti delle realtà locali, tra cui l’istituto Effatà per bambini audiolesi e i Parents Circle, una organizzazione congiunta israelo-palestinese che lavora per costruire la pace e sostenere il processo di riconciliazione, che riunisce oltre 600 famiglie che hanno perso un familiare stretto a causa del conflitto tra Israele e Palestina.
Ascoltiamo la testimonianza diretta del vescovo Marco Busca, in un breve video che ci ha fatto arrivare: