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"Magnifica Humanitas": il limite custodisce l'umano

Alcune riflessioni a partire dall'enciclica di papa Leone

Manuel Beltrami

20 Luglio 2026

Nell’epoca dell’intelligenza artificiale (IA), dalle potenzialità illimitate, ciò che custodisce l’umano è il suo stesso limite. Si potrebbe trovare in questo paradosso una possibile chiave di lettura sintetica della prima enciclica di papa Leone XIV, Magnifica Humanitas.

Il focus del testo non è la denuncia dei possibili rischi dell’IA, ma l’individuazione di piste di lavoro concrete attraverso le quali tutelare la persona e le relazioni umane nel momento in cui questa nuova tecnologia fa il suo ingresso massiccio nella società, nel mondo del lavoro e della cultura.

Il papa, dunque, vuole offrire “criteri di discernimento” e “prassi” concrete (MH 14) per intervenire su tre snodi fondamentali: la verità (nel tempo delle post-verità e delle fake news), il lavoro (nel tempo della crescente automazione e robotizzazione del lavoro) e la libertà (nel tempo della società della sorveglianza e del controllo).

Suggestive le due icone bibliche scelte per accompagnare la riflessione. La prima è molto nota (la Torre di Babele, cfr. Gen 11, 1-9), mentre la seconda lo è meno e riprende un episodio del libro di Neemia (cfr. Ne 2-6). Se la prima invita alla prudenza riguardo le promesse dell’IA, ripercorrendo il famoso mito, la seconda icona riprende la decisione di Neemia di ricostruire, con la collaborazione di tutti, le mura di Gerusalemme. «In lui – scrive il papa – riconosco una parabola luminosa della nostra vocazione ad essere, nel tempo della trasformazione digitale, non spettatori rassegnati di fratture sociali e culturali, non semplici commentatori delle rovine, ma donne e uomini che entrano nei cantieri della storia – laboratori di ricerca, imprese tecnologiche, scuole, media, istituzioni, comunità locali – per rialzare ciò che è crollato e proteggere ciò che è esposto» (MH 241). In questo modo il testo esprime la necessità che la «scelta decisiva» (MH 1) tra le promesse illusorie della tecnica e la custodia dell’umano ispirata dalle risorse di umanizzazione della tradizione cristiana sia un’opera corale.

Un passaggio decisivo per delineare la distinzione tra uomo e macchine è quello sulla finitudine umana, elogiata come condizione privilegiata per custodire la sapienza del limite. Detto altrimenti, paradossalmente essere limitati rispetto alla potenziale illimitatezza delle macchine ci salverà (MH 118). Essere umani vuol dire riconciliarsi con la finitudine e la contingenza, facendone il grembo in cui può fiorire l’umanità.

Da qui prendono le mosse i tre verbi proposti come piste di lavoro: disarmare, custodire, educare.

Disarmare l’IA rispetto a tutte le sue possibili derive disumanizzanti, sia nel mondo del lavoro ed economico, sia nel campo militare.

Custodire l’umano secondo la spiritualità del «saggio architetto» (MH 236), che richiama appunto Neemia, capace di costruire l’umano «pezzo per pezzo» (MH 184).

Educare attraverso cinque piste di responsabilità quotidiana e pubblica: disarmare le parole; costruire la pace nella giustizia; assumere lo sguardo delle vittime; coltivare un sano realismo; rilanciare il dialogo e il multilateralismo (MH 213).

Questa enciclica, infine, ribadisce la profonda continuità della Dottrina Sociale della Chiesa: è chiaro l’intento di “ricucire” la storia degli interventi magisteriali offrendo una visione di comunione e di unità, “storicizzando” anche il magistero recente di papa Francesco.

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