Bene comune
Lunedì 19 gennaio la conferenza stampa nella sede Uepe di Mantova
19 Gennaio 2026
Nei mesi di agosto e settembre 2025 l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (Uepe), il Tribunale e la Diocesi di Mantova hanno firmato il protocollo di inclusione sociale per le persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria e la convenzione per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità-messa alla prova. Questi documenti si inseriscono nell’impegno dell’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna e del Tribunale per la costruzione di una rete con il territorio: un’attività strategica volta a consolidare la collaborazione tra gli uffici, gli Enti locali, le associazioni di volontariato, il terzo settore e la comunità civile ed ecclesiale.
Ad oggi gli accordi firmati con questi enti nell’ambito della giustizia di comunità sono complessivamente 333, un numero rilevante che rappresenta il costante lavoro dell’Uepe e del Tribunale nel promuovere una concezione diversa della pena, che affianca, quando previsto dalla legge, il concetto di giustizia retributiva a quello di giustizia di comunità e riparativa.
Un approccio in piena armonia con l'ideale rieducativo della Costituzione, contenuto nell’articolo 27, che prevede che “…le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato…”. Il senso profondo della giustizia di comunità è promuovere il reinserimento sociale delle persone che hanno commesso reati di lieve entità, le cui pene detentive e pecuniarie possono essere trasformate in servizi per la comunità, promuovendo così il loro reinserimento attraverso il coinvolgimento attivo della società civile e la ricostruzione dei legami sociali.
Il vescovo Marco Busca ha ricordato che l’incremento dell’efficacia di un sistema penale - come dicono anche le ricerche sociologiche in questo ambito - non è legato all’inasprimento delle pene, ma piuttosto alla capacità di costruire un’alternativa ai contesti di devianza dove sono stati commessi i reati. Occorre quindi investire risorse economiche ed umane nei percorsi riabilitativi e di recupero che si fondino su elementi come l’istruzione, le esperienze di volontariato e di consapevolezza, la presa in carico sanitaria, educativa e psicologica e nuove opportunità in ambito lavorativo.
«Ringrazio l’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna e il Tribunale di Mantova per la stretta collaborazione che ha portato alla firma di questi accordi: sono una preziosa occasione per le nostre parrocchie per promuovere un cambiamento culturale riguardo la giustizia e l’esecuzione della pena. I percorsi di giustizia di comunità sono generativi, fecondi di incontri, amicizie, conversioni e legami: è la vita che si fa strada e riprende il suo cammino secondo giustizia».
La dott.ssa Teresa Maria Mazzotta, Dirigente Ufficio Interdistrettuale di Esecuzione Penale Esterna di Milano, ha sottolineato come il protocollo di inclusione sociale a favore di persone sottoposte a provvedimenti dell’autorità giudiziaria sottoscritto con la Diocesi di Mantova sia estremamente importante, in quanto in linea con gli obiettivi dell’esecuzione penale esterna.
«La finalità centrale è il reinserimento del condannato nel contesto territoriale, sia evitando l'impatto negativo del carcere, sia favorendo la sua responsabilizzazione attraverso l'impegno concreto nella società. La persona condannata ha la possibilità di svolgere un'attività non retribuita a favore della collettività e, attraverso il rispetto delle prescrizioni, si investe anche sulla prevenzione della recidiva».
La dott.ssa Antonella Salvan, direttrice dell’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Mantova e Cremona, ha riportato che l’Ufficio Esecuzione Penale Esterna di Mantova realizza attività ed interventi all’interno di una visione della pena non più centrata solo sul reo, ma contestualmente anche sulla vittima e/o vittime e sulla comunità.
«L’Uepe ha già sottoscritto una sessantina di protocolli di inclusione sociale, tuttavia il protocollo con la Diocesi rappresenta un accordo di straordinario impatto sia per la rilevanza istituzionale, sia per la potenziale disponibilità di posti nell’intero territorio provinciale. Si tratta di uno strumento di notevole importanza, con il quale le persone in misura alternativa e in particolare in affidamento in prova al servizio sociale possono concretamente operare in aiuto e in supporto ai parroci e alle comunità delle parrocchie della provincia di Mantova, con attività quali, ad esempio, piccoli lavori di manutenzione, pulizia, giardinaggio o riordino delle strutture e affiancamento dei volontari in attività di raccolta di beni di prima necessità».
Secondo il dott. Massimo De Luca, Presidente del Tribunale di Mantova, «la convenzione con la Diocesi rappresenta una tappa importante nel percorso seguito dal Tribunale di Mantova verso una concezione innovativa del procedimento penale, non più incentrato sull’irrogazione di una pena, bensì caratterizzato da una maggiore sensibilità rispetto all’adozione di percorsi alternativi, volti a perseguire l’obiettivo costituzionalmente previsto della rieducazione del reo attraverso strumenti del tutto avulsi dal circuito carcerario».
Il Tribunale di Mantova ha in essere ben 266 convenzioni con Comuni, Enti no profit, Associazioni e Cooperative per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità che sostituiscono l’irrogazione o l’esecuzione della pena tradizionale, dato che pone Mantova al terzo posto in Italia.
«Il contributo della Diocesi, che consentirà a ben 50 persone di svolgere presso le proprie strutture l’attività prevista dall’art. 168bis c.p., rafforza ancora di più la posizione di Mantova come città che crede nel reinserimento sociale degli imputati e dei condannati, attraverso lo svolgimento di attività concrete, non retribuite, a beneficio della comunità, al fine di riparare il danno procurato ed acquisire una consapevolezza del valore sociale delle proprie azioni».
Infine Carla Marubbi, volontaria dell’Unità Pastorale La Riviera del Po, ha riportato l’esperienza di Spazio Connessioni, un laboratorio nato nel 2021 presso la parrocchia di Moglia di Sermide, dove persone che hanno sospesi con la giustizia possono svolgere lavori di pubblica nell’ottica della giustizia di comunità.
«Costruiamo progetti collettivi e individuali, in base alle competenze ed aspirazioni delle persone che accogliamo. Con loro svolgiamo alcune attività legate ai vari progetti, attività di incontro, scambi e riunioni. La realizzazione dei progetti ha avuto una visibilità tale e un riscontro così favorevole da avere ottenuto una contaminazione a ricaduta su tutto il territorio. Diverse persone partecipano infatti condividendo lo spirito di solidarietà e collaborazione, e lavorando gomito a gomito con gli affidati e con i volontari. Dall’apertura del servizio ad oggi abbiamo coinvolto 40 persone, molte delle quali, nonostante abbiano terminato il loro percorso, non si sono allontanate dal gruppo, bensì sono diventati volontari. Le relazioni costanti tra di noi, la Caritas diocesana e l’UEPE ci stanno incoraggiando a proseguire su una strada che, ci sembra, sia davvero generativa e inclusiva per il territorio».