Giovani in missione
L'esperienza di servizio a Zagabria di un gruppo di ragazzi mantovani
29 Aprile 2026
Non serve nient’altro, solo “un cuore per amare e mani per servire”: sono le parole di suor Dobrilla, missionaria della carità delle suore di Madre Teresa di Calcutta a Zagabria, che ci hanno ospitati nel weekend del 25 e 26 aprile.
Parole che vanno dritte al punto e colpiscono profondamente il cuore, perché riassumono l’intento di tutti noi: provare a dare il proprio piccolo contributo per una grande causa, ovvero la lotta contro l’ingiustizia.
Quello trascorso a Zagabria è stato un fine settimana all’insegna del servizio, organizzato dalla Caritas diocesana in collaborazione con il progetto “Giovani in Missione”. Eravamo sedici giovani mantovani, di varie età (dai 18 ai 30 anni), di varie religioni, provenienti da tutta la diocesi di Mantova. Siamo partiti all’alba del sabato su due pullmini, accompagnati da don Enea Grassi, con il cuore pieno di speranza e di domande.
Sabato 25 avremmo dovuto prestare servizio alla mensa dei poveri, che serve circa 180 persone bisognose ogni giorno. Sfortunatamente questo non è stato possibile perché in questi giorni le suore stanno sostituendo le finestre del refettorio e della struttura che ospita i senzatetto. Questo imprevisto ci ha insegnato che possono accadere situazioni diverse dalle nostre aspettative e che, soprattutto in questi momenti, non dobbiamo farci guidare dalla “smania” e dalla frenesia che talvolta contraddistinguono le nostre giornate. La missione è soprattutto “guardare” e “ascoltare”, più che obbligatoriamente “fare” e “dire”.
Le suore di Madre Teresa ci hanno donato preziose testimonianze: ci hanno raccontato come sono nate le loro vocazioni, come Dio abbia svelato loro la sua volontà e come, al completo servizio del prossimo, vivano giornate che iniziano con la preghiera alle quattro del mattino e proseguono nel servizio ai poveri, che dona pienezza alla loro missione terrena.
Domenica 26, dopo aver celebrato la Santa Messa insieme alle suore e ad alcuni senza fissa dimora, ci siamo spostati all’ospedale pediatrico di Gornja Bistra, ex orfanotrofio che oggi ospita bambini e ragazzi cerebropatici. Ci hanno affidato un bambino ciascuno, con il quale abbiamo trascorso due ore nel parco all’aria aperta, tra giochi e musica. Poter incontrare questi bambini è stata per noi una grande gioia perché, pur nelle loro condizioni, trasmettono felicità e serenità attraverso i loro volti sorridenti, ma anche un’occasione di profonda consapevolezza di quanto bene ciascuno di noi possa donare, anche solo attraverso sguardi o piccoli gesti.
Siamo partiti pieni di domande, ad alcune abbiamo dato qualche risposta, ma sicuramente ne sono sorte altre… ancora più profonde. Queste esperienze entrano dentro, mettono in discussione, cambiano il modo di pensare e di vivere. Cose che sembravano di vitale importanza fino al giorno prima, vengono scardinate e sostituite da emozioni vere che fanno riscoprire l’autenticità del proprio essere. Si torna da queste esperienze rivoluzionati da un amore incondizionato e gratuito. Si sperimenta sulla propria pelle l’Amore vero, con la “A” maiuscola, quello che Gesù ci insegna spingendoci a vivere il Vangelo - con i fatti - tutti i giorni accudendo poveri e bisognosi.
L’esperienza a Zagabria, anche se molto più breve, è stata incisiva per me, e un trampolino di lancio verso l’esperienza di missione che vivrò il prossimo agosto nelle Filippine, dove presta servizio padre Daniele Sarzi Sartori, mantovano, fratello Missionario della Carità. Sono tornata con il cuore più aperto e predisposto verso il desiderio che ho di una vita missionaria, al servizio del prossimo.
Molti di noi sono rientrati da questa esperienza con uno sguardo nuovo e un cuore più aperto, e con la consapevolezza che il servizio non è solo una serie di attività o gesti da compiere, ma uno stile di vita da ricercare.
Rossella Boselli, Pieve di Coriano