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storia di viaggio

Uzbekistan: una piacevole e sorprendente scoperta

Alessandra Marconcini

20 Maggio 2026

Non nego la preoccupazione iniziale, a causa del conflitto in essere tra Stati Uniti e Iran, poiché i commenti di amici e familiari all’annuncio della mia partenza erano sempre quelli: “Ma dovevi proprio andare là?… Vedi di tornare viva… Ne sei proprio sicura?… Proprio ora devi andare?… Guarda che ti cancellano il volo…”.

Eppure non è andata così: è stato un viaggio al di fuori di ogni aspettativa. Si tratta di una terra di mezzo, un ponte tra Oriente e Occidente, e questa sensazione si percepisce in ogni angolo e in ogni strada. Nei secoli è stato un territorio fortemente conteso, invaso, raso al suolo, ricostruito e nuovamente conquistato: Alessandro Magno, i Mongoli di Gengis Khan, Tamerlano e l’Impero Russo, fino all’indipendenza dall’Unione Sovietica nel 1991.

L’Uzbekistan oggi ha un grande desiderio di rinascita e di affermazione, vuole essere un territorio partecipe e protagonista nello scenario mondiale. Per questo sta lavorando per farsi conoscere e apprezzare: ha aperto le porte al turismo abolendo il visto in entrata per 46 paesi (inclusa l’Italia), ha istituito il corpo di polizia turistica per far sentire i visitatori occidentali al sicuro e ben voluti, ha accolto il vertice Asia centrale-UE nel 2025 a Samarcanda, ha reso le sue città belle, curate e accoglienti. Lungo i viali a tre corsie di Tashkent sono presenti aiuole di fiori freschi, che vengono giornalmente innaffiate e curate, con giardini verdi mantenuti in perfetto ordine.

Tashkent, la capitale, è sicuramente il centro politico ed economico che, grazie anche agli interventi effettuati dall’Impero Russo dopo la conquista, si presenta come una città moderna, molto pulita e curata in ogni dettaglio, con i suoi palazzi, i centri commerciali, la fantastica metropolitana, una buona viabilità e un grande desiderio di crescita, pur conservando i ricordi della propria storia e del proprio trascorso.

Khiva, l’antica capitale del Khanato di Khiva (uno stato dell’Asia centrale), è il primo sito dell’Uzbekistan che è stato iscritto tra i patrimoni dell’Umanità. La città sulla Via della Seta, l’antica rotta commerciale che collegava la Cina al Mediterraneo, è un gioiello affascinante racchiuso tra mura di fango e paglia. Dopo l’ingresso in uno dei suoi quattro portali ci si sente catapultati in un’altra epoca storica e si ha proprio l’impressione di fare un viaggio nel tempo, quando i mercanti con le loro carovane popolavano le strade in cerca dei sapori, della seta e dei colori dell’Asia centrale. Khiva è ricca di palazzi, madrase e minareti ricoperti dalle luminose piastrelle di un colore blu-verde, e di suggestivi vicoli nei quali è possibile girare liberamente alla scoperta delle antiche tradizioni, come il pane cotto attaccandolo alle pareti del forno a legna.

Bukhara, altro paese sulla Via della Seta, è caratterizzato da edifici millenari molto ben conservati, tra cui la Fortezza Reale Ark, il Mausoleo dei Samanidi, madrase (scuole) e moschee, ma anche antichi bazar con le loro cupole caratteristiche, il fiorente artigianato e i fantastici tappeti dai colori sorprendenti e scintillanti, oltre al complesso Poi-Kalyan nella città vecchia con il suo Minareto alto ben 46 metri.

Samarcanda, anch’essa sulla Via della Seta, crocevia del mondo antico, è il centro culturale del paese ricco di moschee, madrase e mausolei. Visitare Samarcanda è entrare nella storia e lasciarsi coinvolgere dalle imprese di Tamerlano, da tutti venerato come un grande conquistatore, che ha saputo valorizzare e far conoscere Samarcanda a tutti i popoli antichi. Piazza Registan è sicuramente il migliore biglietto da visita per rappresentare la città, ma ci sono molte altre attrazioni come il vecchio quartiere, il Siyob Bazar ricco di spezie, frutta secca e altro ancora, e il complesso di Shakhi Zinda, una necropoli stupenda composta da 11 mausolei, impreziositi da grandi portali a mosaico o piastrellati, dai colori vivaci ed eleganti.

A Samarcanda, più che in altre città, si nota un brulicare di donne e ragazze che si vestono all’occidentale, senza indossare veli, nonostante la diffusione della religione islamica.

Ma un viaggio non è solo guardare cose nuove, differenti e affascinanti; un viaggio è bello se ti entra dentro provocando emozioni, evocando sensazioni. Il viaggio, per essere completo, deve darti la possibilità di scoprire usi, costumi e tradizioni degli abitanti: questo è quello che ho trovato in Uzbekistan attraverso i racconti delle nostre guide, che sono state veramente brave e preparate, con la capacità di catturare sempre il nostro interesse. Sono state molto disponibili a mettersi in gioco, raccontando anche la loro esperienza personale e facendo un confronto con la cultura italiana, perché hanno studiato e viaggiato in Italia.

In questo modo ho potuto conoscere meglio la loro religione con i vari dettami, l’organizzazione politica e le azioni intraprese dall’attuale presidente che, seppure con doverosa prudenza, persegue una politica di riforme economiche e di apertura verso l’esterno, anche per aiutare il suo popolo. Ho appreso il ruolo della donna, purtroppo ancora poco valorizzata a causa di una cultura maschilista, ma di stampo matriarcale in ambito familiare.

Ho trovato persone molto accoglienti, gentili e felici nel vedere che gli occidentali arrivano da molto lontano per visitare la loro terra e conoscere i tesori in essa racchiusi, al punto che non è difficile incontrare abitanti del luogo che chiedono di farsi fotografare con i turisti, pur non conoscendoli.

La sensazione che ho avuto è quella di un paese che vorrebbe decollare velocemente ma che, purtroppo, è ancora frenato dalla cultura, dalla religione e dalle tradizioni.

Questo ideale è stato rappresentato simbolicamente anche nel monumento di Tashkent in piazza dell’Indipendenza, nel quale tre cicogne aiutano il piccolo Uzbekistan (raffigurato come un pianeta) a elevarsi per diventare grande.

L’insieme di questi aspetti e delle informazioni raccolte ha reso il viaggio unico e irripetibile, in compagnia di un gruppo di 22 persone, tutte accomunate dalla stessa voglia di scoprire e conoscere una realtà molto diversa e lontana da noi, a volte incomprensibile, ma non per questo meno affascinante.

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