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Bene comune

Chiesa e intelligenza artificiale: quali percorsi pastorali

Il contributo di pensiero dell'Equipe "Giustizia sociale, lavoro e cittadinanza"

Roberto Melli

27 Luglio 2026

[Immagine creata con IA]

Lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale (IA) ha scombussolato non poco, e soprattutto in un brevissimo lasso di tempo, l’intero piano delle nostre conoscenze, e manca poco a che questo tsunami coinvolga anche la nostra vita quotidiana. Rispetto a questo fenomeno, vediamo contrapporsi i due schieramenti tipici di ogni trasformazione epocale, che già molti anni fa Umberto Eco aveva descritto: da una parte gli “apocalittici” (per i quali l’IA asservirà a sé tutta l’umanità, come nei peggiori scenari fantascientifici), dall’altra gli “integrati” (coloro che “Non si può vivere senza l’IA”, e “Come abbiamo fatto fino ad ora?”). Rispetto a questi estremi, come dobbiamo muoverci come Chiesa per cogliere le enormi possibilità che questo strumento ci può offrire, evitando i rischi di una errata considerazione dello stesso o, ancor peggio, di una nuova forma di idolatria tecnologica?

Malgrado alcune critiche circa l’opportunità di aprire il suo pontificato con una enciclica che avesse come tema l’IA (ben altri, è stato osservato, sono i problemi della Chiesa contemporanea), credo che papa Leone abbia fatto bene ad affrontare fin da subito nella Magnifica Humanitas questo problema, per evitare pericolose derive, o altrettanto pericolose chiusure, rispetto a quelle che appaiono oggi le nuove realtà con cui confrontarsi (la memoria non può che andare alla Rerum Novarum del precedente papa Leone). Senza soffermarmi sul contenuto dell’enciclica, mi preme approfondire, se pure rapidamente, alcuni aspetti teologici e pastorali che la sfida dell’IA pone alla comunità ecclesiali fin da subito.

Un cammino di discernimento

Un bell’articolo comparso su Avvenire del 24 maggio scorso a firma di Antonio Staglianò titolava “Un cammino di discernimento per abitare la rivoluzione digitale”, e il sottotitolo specificava: La differenza non è nella macchina, ma nell’idea dell’uomo che la guida.

Sta qui, in breve, l’orientamento che ogni comunità ecclesiale dovrà assumere. In primo luogo nel termine che meglio di tutti ha sempre indicato la bussola della Chiesa post-conciliare: il discernimento, cioè la capacità di dare giudizi fondati sulla realtà senza farsi prendere da facili e immotivati entusiasmi o da un altrettanto non giustificato pessimismo, bensì di usare lo strumento della ragione accompagnato dalla Parola di Dio per valutare adeguatamente ogni novità, per metterla al servizio del bene comune, lottando contro ogni tentativo di appropriazione da parte di pochi per un unico interesse personale.

Tale discernimento è quello che ci permette di definire l’IA per ciò che è veramente, cioè uno strumento potente finché si vuole, ma pur sempre uno strumento, che deve essere usato con intelligenza dall’essere umano. Prima di tutto perché come strumento rimane rubricato sul piano dei mezzi da utilizzare, mentre i fini dovrebbero rimanere nelle mani dell’uomo (in altre parole: lo strumento determina come fare le cose, ma lo scopo per cui si fanno è nelle mani di chi si avvale dello strumento).

Sempre dall’articolo di Avvenire: «La differenza non è nella tecnologia, ma nel cuore. Lo strumento serve l’uomo, l’idolo lo asservisce; lo strumento è nelle mie mani, l’idolo mi tiene nelle sue. Lo strumento posso lasciarlo quando voglio, l’idolo esige fedeltà». È su questa strada che le comunità ecclesiali dovranno intraprendere il cammino per un confronto maturo con qualcosa che può diventare ben più di un semplice strumento.

Primi passi in Diocesi

In questa fase come si sta muovendo la nostra Diocesi? Come Equipe Giustizia sociale, lavoro e cittadinanza del Tavolo per il Bene comune abbiamo cominciato a lavorare sulle questioni concernenti l’IA subito dopo la firma del protocollo d’intesa fra la Diocesi e le varie realtà socio-economiche che operano nella nostra provincia. Il primo passo è stato la raccolta, attraverso un ponderato e articolato questionario, dei dati sull’uso e sulla percezione che le realtà produttive del nostro territorio hanno dell’IA. Gli abbondanti dati raccolti ci permetteranno di iniziare a studiare le strategie migliori affinché ci si possa avvalere della IA nel modo più umano possibile, e in maniera che tutti possano usufruire di questo mezzo, cercando di renderlo capace di contribuire a realizzare veramente quel bene comune che papa Leone pone come obiettivo di una Chiesa in grado di utilizzare al meglio le tecnologie che l’intelligenza umana (e non algoritmica!) mette a disposizione.

Speriamo di poter rendere conto entro il prossimo autunno dei risultati raggiunti.

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